Parga, Mourtos……Corfù.


Abbiamo lasciato Preveza e il golfo di Amvrakia il 14 Agosto alle 08.30 circa, durante l’attesa perché le barche di Fabrizio e Marco terminassero di salpare l’ancora, scambio quattro chiacchiere con il mio vicino di barca, un solitario di cui non riesco a capire la provenienza. Mi parla in italiano ma dice di essere inglese e di essere nato in germania e che parla correntemente cinque lingue, tante quante sono le mogli che ha avuto, appunto, che ha avuto!!! Simpatico però, ricordo che la sera precedente era in pozzetto seduto sulla sua sedia preferita a mangiare e leggere. Così mi racconta che ormai sono già dieci anni che gira il mediterraneo, che scrive libri e si sposta insieme alla compagnia dei Solitari qui e là nel mare Nostrum. Fino all’anno scorso “svernavano” a MOnastir, in Tunisia, ma, raccontava, che oltre il marina non c’è niente da visitare o da fare durante la giornata. Quest’anno si sarebbero spostati tutti a Licata, in Sicilia, dove, mi diceva, che il marina costa poco e che uscendo dal porto c’è si è accolti dalla cittadina che offre almeno la possibilità di socializzare e di vedere un film al cinema o mangiare una pizza.
Comunque, dopo i saluti e i ci vediamo di rito salpiamo anche noi e dirigiamo su Parga, navigheremo verso nord sostando sulla costa continentale della Grecia Ionica, visitando le antiche città fondate dai Veneziani.
Verso le tre di pomeriggio arriviamo nella baia di Parga, diamo fondo più o meno a cento metri dalla riva e dagli stabilimenti turistici, circondati da una decina di barche. Aspettando che arrivi anche Marco ci guardiamo intorno, i bambini vorrebbero scendere a fare il bagno e a giocare in spiaggia, così mentre decidiamo di mettere il tender in acqua, motoscafi che trainano di tutto con sopra turisti urlanti, sfrecciano lungo le fiancate della nostra barca barca, ho paura per chi fa il bagno. Va bè!! Ed ecco Marco alla radio, annuncia che non gli va più il motore, lo riesce ad accendere ma quando inserisce la marci, si spegne. Bene, bene. Dopo le rassicurazioni del caso e dopo avergli consigliato la migliore manovra per dare fondo all’ancora senza usare il motore, lo aspettiamo tutti riflettendo e parlando di cosa potrebbe essere la causa dello spegnimento. Dopo un minuto di riflessione capisco di cosa si tratta, non perché sono un genio, semplicemente perché è successo anche a me. Ricordate il nostro arrivo a Taormina?? Una bella cima nell’elica, insomma.
Ho fatto il bagno, io e anche Fabrizio, per liberare la cima incastrata nell’elica della barca di Marco. Dopo un’ora di fatica vera, scendendo sott’acqua in apnea liberiamo la cima e rientriamo sulle barche.