Othonoi, finalmente la Grecia


Partiamo da Santa Maria di Leuca alle 13.30 del 1 Agosto, appena letto sul sito del MeteoAM, l’avviso di cessata burrasca nel canale d’Otranto. Usciamo e troviamo ovviamente mare formato, slmeno 2 metri di onda e vento che soffia a venti nodi. Ci aspetteranno circa dieci ore di navigazione, l’orario previsto per l’arrivo ad Othonoi, in Grecia, è stimato per le 22.30 ora locale. Arriveremo con il buio in un posto sconosciuto. La Ila soffre il mare, i bambini giocano e saltano sottocoperta accompagnando lo sbandamento della barca. Nemo è alla ricerca di equilibrio, lo troverà?? Io controllo il tutto, la barca procede al traverso di sinistra, tutte le vele sono aperte, navighiamo a 7,5 nodi con punte a 9. L’unica cosa fastidiosa è l’onda, al traverso. La barca rolla ma rimane stabile aprendo il mare come un coltello. E’ proprio durante una forte rollata che perdo l’equilibrio scivolando nel pozzetto con il sedere sul carabottino. Nulla di rotto apparentemente. Il sole tramonta ed il buio cala lentamente, all’orizzonte ecco l’isola di Othonio, mancano ormai poche miglia. Facciamo un briefing sulle manovre che dovremo fare appena arrivati e ridossati nella baia dell’isola mentre il vento rinforza rafficando fino a 27 nodi, decido di prendere una mano di terzarolo alla randa e di ridurre il genova. Amara sorpresa, entriamo nella baia di Othonoi e il vento non cala, bene!! Esco a calare la randa e rientrando in pozzetto per accendere il motore, la Ila mi dice:”e questa??”, riferendosi alla manetta del gas spezzata di netto. Ecco cosa si è rotto quando sono caduto, con la schiena ho urtato la manetta spezzandola. Al buio cerchiamo un posto dove buttare l’ancora e fermarci per la notte con la difficoltà di governare il motore girando ciò che rimane della leva del gas a mani nude, il vento non cala e raffica sempre fino a 27 nodi. Alla fine riusciamo a metterci alla fonda, l’ancora non ara, finalmente siamo fermi anche se la barca, sotto raffica, brandeggia a destra e sinistra- La Ila non ce la fa più e con non poche imprecazioni sul viaggio, la vita in barca ecc ecc, mi saluta e va a letto. Ed eccomi solo, in pozzetto, i fischi del vento tra le sartie delle barche in rada e la luce delle stelle. Siamo arrivati, finalmente. Siamo in Grecia.