La strada del Cuore

Non c’era più la cara unità che chiamavo “io”. C’era il nulla e tuttavia quel nulla era pieno. Non luce o buio, caldo o freddo, piacevole o spiacevole. Non il mio movimento, il mio fluttuare, o stare fermo. E neppure ero una singola unità, io stesso, come ero abituato ad essere. Ero una miriade di me stessi che erano tutti “io”, una colonia di unità separate, obbligate ad un vincolo reciproco, inevitabilmente portate a congiungersi in una singola consapevolezza, la mia consapevolezza umana. Non si trattava di “sapere” senza ombra di dubbio, perché non c’era nulla con cui io potessi “sapere”; ma tutte le mie singole consapevolezze “sapevano” che “l’io”, il “me stesso” del mio mondo quotidiano, era una colonia, un conglomerato di sensazioni separate, indipendenti, legate però tra loro da un’assoluta solidarietà. L’assoluta solidarietà delle mie innumerevoli consapevolezze, il loro vincolo reciproco, era la mia forza vitale.
C. Castaneda
Foto di Gianluca Salati